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I collegamenti, veri o presunti, tra lo Stato e la criminalità organizzata, i rapporti spesso poco chiari tra politica e la mafia, costituiscono sempre un valido motivo di interesse. Non è un caso infatti, se le librerie siano piene di libri dedicati a tali tematiche. La gente, dunque, vuole sapere, desidera conoscere i legami, magari le verità, su una serie di fatti che, ancora oggi, risultano essere pieni di lacune ed omissioni. “Ricatto allo Stato”, il libro di Sebastiano Ardita, ha come tema il regime carcerario del “41 bis” e tutto quello che ad esso ruoto attorno.
Il magistrato Sebastiano Ardita ha ottima conoscenza dei fatti narrati, perché il suo ruolo è quello di direttore del Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria e responsabile dell'Ufficio detenuti trattamento. Il libro inizia dedicando uno spazio all'arresto di Bernardo Provenzano e prosegue parlando dell'introduzione, dopo le gravi stragi del 1992, del cosiddetto regime di carcere duro, il 41 bis. In quel periodo vennero, infatti, introdotte tutta una serie di limitazioni per rendere più dura, ai boss della mafia, la vita in carcere. Questi detenuti non potevano, in sintesi, telefonare a parenti ed amici e non avevo la possibilità di comunicare con le altre persone che si trovavano con loro in carcere. Secondo Ardita, tuttavia, il 41 bis non portò, almeno inizialmente, a risultati positivi, perché continuarono gli attentati, come quelli del 1993 a Milano, Roma e Firenze. Questo è, in sostanza, il “ricatto allo Stato”. La presentazione del libro è in programma giovedì 3 novembre alle ore 17, presso il cinema Anteo di via Milazzo. Sarà presente l'autore, il magistrato Antonio Ingroia, Giovanna Maggiani Chelli, presidente dell'Associazione vittime della strage di via dei Georgofili ed il giornalista Gianni Barbacetto, che sarà anche il moderatore dell'incontro. |