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Scritto da Redazione
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Lunedì 24 Maggio 2010 10:48 |
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Presso la Galleria Giò Marconi di Milano dal 1 giugno al 24 luglio 2010 si terrà l’esposizione di Nathalie Djurberg “Snakes know it’s Yoga”. Una mostra particolare nel quale tutto l’estro dell’artista si concretizza in quelle 60 sculture in plastilina. Si tratta di 60 pupazzi modellati e vestiti dall’artista, presentati in 41 box in plexiglass posti su piedistalli di legno.
L’intento della creativa svedese, che ha già partecipato nel 2009 alla Biennale di Venezia, dove è stata insignita del Leone d’Argento per il più promettente giovane artista, è stato quello di ritrarre personaggi che simboleggiano il misticismo dell’uomo, con riferimenti particolari alle religioni occidentali e orientali. Nathalie Djurberg vuole narrare il mondo di queste persone, martiri, asceti e creature fantastiche che sono alla ricerca dell’illuminazione religiosa e spirituale. Ci sono uomini che si autoflagellano, un uomo anziano e magro che pende dal ramo di un albero, o un altro ancora che viene dissetato da una fata. Il racconto del loro viaggio catartico e del raggiungimento di una purificazione e illuminazione religiosa e spirituale, sono posti al centro dell’attenzione. L’apice della trasformazione dei personaggi è rappresentato metaforicamente dalla luce che investe il perimetro dei box in plexiglass.
Inoltre, sono stati realizzati due video per la mostra con la tecnica in stop motion tanto cara a Nathalie Djurberg. Accompagnati dalle nuove musiche di Hans Berg, sottolineano e intensificano il messaggio dell’artista. In uno di essi è rappresentata la storia della donna nuda dai capelli rossi che interagisce con una rana, particolarmente significativa per la tradizione sciamanica. Si narra, infatti, che leccando il veleno di una rana, lo sciamano entra in uno stato psichedelico dove prende contatto con il mondo degli spiriti.
Inaugurazione: martedì 1 giugno 2010 dalle 19.00 alle 21.00 Dal 2 giugno al 24 luglio 2010, dal lunedì a venerdì 10.30-12.30, 15.30-19.00
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Scritto da Redazione
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Mercoledì 12 Maggio 2010 13:18 |
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All'interno della sofisticata Galleria Carla Sozzoni è stata inaugurata lo scorso 8 maggio la mostra delle foto premiate al World Press Photo 2010. Si tratta di uno dei più importanti riconoscimenti nell'ambito del fotogiornalismo. Da più di 50 anni, precisamente dal 1955, ogni anno una giuria di esperti si riunisce e premia i migliori scatti inviati alla World Press Photo Foundation di Amsterdam. Migliaia di immagini provenienti da ogni parte del mondo, proposte da giornalisti, fotoreporter, agenzie, quotidiani e riviste. Alle migliori viene riservata la pubblicazione nel prestigioso catalogo e l'esposizione nelle gallerie più importanti del mondo. Quest'anno saranno 100 le città che ospiteranno le mostre delle immagini più rappresentative. E Milano è una di queste. Fino al 6 giugno 2010, alla Galleria Carla Sozzoni di Corso Como 10, sarà possibile ammirare le foto più significative che illustrano gli avvenimenti cruciali dell'ultimo anno.
Il carattere internazionale dell'iniziativa e il grande successo di pubblico, specialista e non, stanno a testimoniare come sia forte il potere delle immagini, come riescano a raggiungere livelli altissimi e immediati di comunicazione.
Ad avere la meglio in questa edizione, che si concentrava sulle categorie natura, ritratto e sport, è stato il giovane italiano Pietro Masturzo. La sua immagine mostra delle donne che urlano in segno di protesta dal terrazzo di una casa di Teheran.
Orari: martedì, venerdì, sabato e domenica, ore 10.30 – 19.30 mercoledì e giovedì, ore 10.30 – 21.00 lunedì, ore 15.30 – 19.30
Per informazioni: Galleria Carla Sozzani Corso Como 10 – Milano Tel. 02.653531 – Fax 02.29004080
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www.galleriacarlasozzani.org |
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Scritto da Redazione
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Lunedì 26 Aprile 2010 13:30 |
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Vanity Fair, uno dei periodici di cultura, costume e moda più noti al mondo, ha fatto davvero la storia, e a dimostrarcelo è un’interessante mostra che espone le sue 100 copertine più belle dal 2003 ad oggi. Allestita in un locale del centro storico di Milano, nella sede per eccellenza della mondanità italiana, l’esposizione “A cover story” ha aperto i battenti il 13 aprile scorso e sarà possibile visitarla fino al 31 maggio 2010.
In realtà ci sarebbe l’imbarazzo della scelta delle copertine da mostrare dal lontano 1913, anno della sua prima pubblicazione, ad oggi. Ma questa volta si è deciso di restringere il campo alla sola edizione italiana. Da quando l’imprenditore Condé Nast ha avviato il progetto tanti anni fa negli Stati Uniti, dapprima con il nome di Dress and Vanity Fair, la storia di questo fortunatissimo periodico conobbe fin da subito un grande successo commerciale. Dopo essere uscito dalla crisi provocata dalla Grande depressione, negli anni 80 fu rilanciato sempre da Condè Nast e assunse la sua attuale forma. E nel 2003 finalmente è approdato anche in Italia, sotto una veste che non ha nulla da invidiare alla “cugina americana”.
Lo si può testare in questa mostra allestita al Duke, che racconta la storia del costume e della moda del nostro paese attraverso gli occhi di grandi fotografi e nomi significativi. La copertina è un momento cruciale, è il risultato del duro lavoro di un team di professionisti che studiano tutto nel minimo dettaglio per garantire la porta d’accesso ideale al lettore in procinto di consultare Vanity Fair.
La mostra è aperta tutti i giorni dalle 12.00 alle 24.00. Ingresso Libero – Consumazione Obbligatoria |
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Scritto da Redazione
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Mercoledì 14 Aprile 2010 20:41 |
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Una mostra che accosta due grandi artisti del passato, di due periodi storici diversi, ma accomunati dalla capacità indiscussa di rendere la bellezza e le forme dei soggetti scelti. Fiori, oggetti, nudi maschili e femminili. Questi i temi preferiti da Man Ray e Robert Mapplethorpe, i cui dipinti, oggetti e fotografie sono in mostra alla Fondazione Marconi di Milano dal 23 marzo e lo saranno ancora fino al 22 maggio 2010. Un’occasione unica per mettere a paragone le analogie e le differenze di questi due artisti poliedrici americani, precursori entrambi dei loro tempi e notevoli sperimentatori.
In mostra opere che coprono l’arco di tempo dagli anni 20 agli anni 70. Man Ray divenne famoso a Parigi negli anni 20 grazie alla fotografia, anche se cercò sempre di rivendicare questa etichetta per proclamarsi artista a tutti gli effetti. La sua peculiarità è sempre stata quella del ritratto. Mapplethorpe, che operò negli anni 70 e 80, fu molto influenzato da Man Ray. Nella sua breve e intensa carriera si dedicò all’esaltazione della bellezza e della sensualità della forma, rispettando l’equilibrio tra bianco e nero e tra classicità e contemporaneità. Attraverso il percorso espositivo, proposto su due piani, il visitatore può toccare con mano come entrambi questi due artisti abbiano dotato l’arte di una nuova e sorprendente libertà e invenzione. A confronto le opere in cui si riconosce in maniera particolare la loro narrazione disinibita, audace e affascinante. Tra queste il ritratto di Lisa Lyon, atleta e musa di Mapplethorpe, e Woman in Bondage di Man Ray; le Calle di Mapplethorpe e La chevelure di Man Ray.
Per informazioni: Fondazione Marconi-Arte moderna e contemporanea, Via Tadino 15 Tel. 02.29.41.92.32 Orario: da martedì a sabato 10.30-12.30 e 15.30-19 Ingresso libero
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Scritto da Redazione
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Giovedì 01 Aprile 2010 19:14 |
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180 opere in esposizione a Palazzo Reale dal 5 marzo al 27 giugno 2010 per ripercorrere l'inconfondibile arte di Goya e la sua relazione con altri celebri artisti contemporanei. Presentata dall'Assessorato alla Cultura del Comune di Milano in collaborazione con la Sociedad Estatal para la Acciòn Cultural Exterior di Spagna, "Goya e il mondo moderno" si snoda principalmente sull'influenza determinante che il pittore aragonese ebbe sull'arte contemporanea, in particolare su simbolismo, impressionismo, surrealismo e espressionismo.
Tra dipinti, incisioni e disegni, viene esplorato il rapporto tra Goya e artisti come Delacroix, Picasso, Victor Hugo, Mirò, Guttuso e molti altri protagonisti che hanno lasciato il segno nell'arte dei due ultimi secoli. Si parte dalla famose tematiche insite nell'arte di Goya, quali l'espressione della soggettività, la violenza e la reazione gestuale, per poi arrivare agli aspetti caratterizzanti la nuova società, quindi la presenza dell'irrazionalità, il terrore e l'importanza del corpo.
Il percorso espositivo si articola in tre sezioni tematiche. Viene analizzata inizialmente la visione della nuova società, con il fallimento dell'Antico Regime e il seguente sviluppo industriale. Si procede con l'analisi del cambiamento di vita dell'individuo all'interno di questo nuovo contesto e infine si pone attenzione ai tratti più negativi e inquietanti della società, come la violenza e il terrore che vengono rappresentati sulle tele in maniera cupa e intensa. In mostra le opere più significative di Goya. Tra queste i celebri ritratti – dove spicca l'Autoritratto proveniente dal Museo del Prado - , le suggestive rappresentazioni di vita quotidiana e i capolavori dai toni cupi e dal forte impatto emotivo.
Per informazioni: Palazzo Reale Piazza del Duomo, 12 Tel.: 02.875672 |
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